Reazioni. Antidoti ironici

2021, Palazzo Taverna

Alterazioni Video, Alessandro Calizza, Diego Cibelli, Antonio della Guardia, Luca Grimaldi, Marzia Migliora, Ruben Montini, Mattia Pajè, perfettipietro, Amedeo Polazzo, Daniele Sigalot, Jonathan Vivacqua, Vedovamazzei
A cura del Collettivo Curatoriale Master of Art XI, Luiss Business School
17 dicembre 2021 – 14 gennaio 2022 | Spazio Taverna, Palazzo Taverna, Roma

SEE YOU SOON
di Chiara Cianni

La ricerca di Alessandro Calizza lega la contemporaneità all’arte di matrice classica attraverso un linguaggio congiunto agli archetipi della nostra cultura, spaziando tra codici spiccatamente pop e atmosfere di gusto surreale. Il repertorio classico, di immediato riconoscimento per lo spettatore, consente un agevole accostamento all’opera. Il processo ironico, insito nell’azione di reinterpretazione da parte dell’artista, avvia un ulteriore passaggio rispetto alla comprensione del significato dell’opera stessa.

Attraverso la componente ironica si dà vita a un discorso su tematiche urgenti della nostra epoca, senza che queste appaiano respingenti.

L’opera è, di fatto, contenuto che prende forma, è il mezzo per generare riflessioni critiche sull’esperienza collettiva e personale. Un prodotto artistico deve essere, necessariamente, motivo di riflessione su qualcosa, in caso contrario si presenterebbe come mera decorazione. E se davvero l’opera – come sottolinea Calizza – deve tenere legato a sé lo spettatore quel tanto che basta perché si chieda cosa sta guardando, il primo passo sta proprio nel cercare di attrarlo. Questo processo permette, in seconda istanza, di cogliere il significato stesso sotteso alla realizzazione dell’opera.

Le riflessioni di Calizza riguardano, principalmente, il tema della crisi d’identità nella società post-moderna: il nostro sistema è al collasso e gli squilibri che l’uomo ha generato a livello globale ne sono un chiaro effetto. Tutti i suoi lavori sono dei campanelli di allarme che mirano a riportare l’attenzione sulla direzione in cui stiamo spingendo il nostro presente e il nostro futuro. Da più di quindici anni l’artista porta nella sua ricerca anche tutta quella parte di vita legata al continente africano, in particolare Senegal e Gambia, luoghi in cui spesso si reca per seguire alcuni progetti di sviluppo. Da qui la scelta di inserire nel suo lavoro elementi tipici di «mondi» e culture differenti, che sentiamo lontani da noi, ma che mai come oggi, invece, sono intrecciati a doppio filo con la nostra vita.

L’opera in mostra, SEE YOU SOON, è stata realizzata appositamente per questa esposizione. L’artista ha agito su una riproduzione commerciale in vetroresina di una statua raffigurante una Venere. Copia della perduta Venere di Cnido di Prassitele, la scultura fu rinvenuta durante uno scavo archeologico del 1913 presso Cirene (Libia). Trasferita in Italia nello stesso anno, nel 2008 tornò in terra libica ma dal 2011 se ne perse qualsiasi traccia. La vicenda legata alla copia assume, per l’artista, un valore metaforico allusivo alle vicende di cui sono protagonisti e, al contempo, vittime, i migranti.

Calizza ha volutamente lasciato sulla superficie scultorea tracce di deterioramento, visibili segni del tempo che simboleggiano le ferite che il corpo ha riportato nel suo continuo peregrinare, in qualche modo allusive alla storia della stessa scultura.

L’intervento dell’artista è consistito nel ricoprire le parti mancanti della scultura (ambedue le braccia e la testa) con fogli in materiale plastico riproducenti un repertorio decorativo aniconico arabeggiante. La tecnica ideata e realizzata da Calizza è da lui stesso stata denominata kitschsug, «riparare con il kitsch». La parola nasce dall’unione del termine giapponese kintsugi, con cui si indica la riparazione di oggetti in ceramica tramite l’oro, e la più comune parola kitsch. Non è forse un controsenso cercare di riparare una superficie attraverso un metodo puramente decorativo senza alcuna proprietà risanatoria?

L’incongrua copertura delle sezioni recise è inserita in un apparente processo ironico, paradossale, in realtà emblematicamente allusivo – sia a livello visivo che semantico – all’incontro/scontro tra il mondo occidentale, incarnato dalla statua classica e quello medio-orientale, echeggiato dalla decorazione di gusto arabeggiante.

L’opera si compone anche di una light box recante la scritta SEE YOU SOON, che ha un significato e una funzione ambivalenti: da un lato, richiamare l’attenzione del pubblico attraverso una formula accattivante, dall’altro essere foriero di un messaggio di monito rispetto alla necessità di tentare di cambiare la direzione degli eventi. L’intento di un’opera d’arte non è quello di far convergere il discorso su un’unica risposta, ma quello di aprire la strada alle più svariate suggestioni come in un rebus: più elementi si aggiungono più le direzioni interpretative si diramano.

Che cos’è l’ironia nel contemporaneo?
«Un’opera deve tenerti legato a sé quel tanto che basta perché tu ti chieda cosa stai guardando, e l’ironia è senza dubbio uno dei migliori mezzi attraverso cui può farlo. Credo che l’arte abbia senso quando rifletta in maniera intima su tematiche di interesse collettivo; spesso però la realtà che viviamo quotidianamente è l’ultima delle cose a cui vorremmo pensare, da qui il grande successo delle innumerevoli occasioni di evasione, virtuali e non, generate dalla nostra epoca. Ecco perché un approccio dissacrante e leggero, inteso come lo intenderebbero Cocteau o Calvino, può aiutare a riportare l’attenzione su dinamiche ed elementi critici del nostro tempo già faticosi da accettare, figuriamoci da affrontare. L’arte non può cambiare la realtà, ma di certo può insistere sul sentimento di chi quella realtà agisce e determina».
Alessandro Calizza